Prima parte
G. Rossini, Italiana in Algeri - sinfonia
S. Mercadante, Concerto per clarinetto e gran orchestra op. 76
maestoso, largo, polacca, brillante
Seconda parte
G. Rossini, Barbiere di Siviglia - sinfonia
S. Mercadante, Terzetto per oboe, clarinetto, fagotto e gran orchestra
largo, allegra, adagio, allegretto, lento, adagio non troppo, allegra, adagio un pò mosso, cadenza allegro, mosso allegro, espressivo, lento
Fabrizio Melone, clarinetto
Francesco Di Rosa, oboe
Gabriele Screpis, fagotto
Imna Shara, direttore
Dal catalogo delle numerose pagine strumentali di Saverio Mercadante (Altamura, 1795-Napoli, 1870), in gran parte ancora inedite e materiale in corso di studio, è possibile riscontrare sin dagli anni della produzione giovanile l'unicità di una cifra stilistica di assoluto interesse alla luce di quanto prodotto in Italia nel genere non operistico nei primi e nei successivi decenni del secolo decimonono. Un confronto che porta dunque a restituire al nostro Romanticismo, oltre al primato nel canto, alte qualità in termini di scrittura sinfonica, tecnica strumentale e di orchestrazione accanto alle peculiarità espressive di matrice operistica rispetto ai modelli della Mitteleuropea. Mercadante fu musicista di tempra sincera nella Napoli capitale al tramonto dei fasti culturali europei negli ultimi lustri del Regno borbonico ed operista riconosciuto grazie al successo di una sessantina di titoli in scena fra i maggiori teatri d'Italia e d'Oltralpe, per trent'anni direttore del Real Collegio di Musica San Pietro a Majella (su nomina di re Ferdinando II e con decreto del 18 giugno 1840, soffiando il ruolo a Donizetti) della propria città di formazione ma, anche, artigiano fecondo di uno stile strumentale la cui fibra virtuosistica dimostra di non aver amato l'azzardo delle sortite funamboliche quanto, piuttosto, la tinta vocale degli affondi melodici e la forza espressiva delle articolazioni sonore.
Dunque a metà strada fra il vivo fervore dell'ultima generazione nata sotto l'inconfondibile impronta della fucina musicale partenopea e la veloce assimilazione delle nuove istanze espressive del primo Ottocento italiano, nascono alcuni saggi strumentali originalmente di sintesi fra la genuina eredità della più alta scuola napoletana, il rigore dei modelli del Classicismo viennese, spesso in programma in quelle accademie dirette proprio da Mercadante nel suo Conservatorio, e l'esempio dello stile dei maggiori operisti italiani a lui contemporanei. La sintesi evidente nella regolarità dell'orditura formale, l'attenta valorizzazione delle risorse della tessitura o del timbro in esame, del fraseggio orchestrale, del respiro ritmico e, in special modo, la convergenza teatrale fra i linguaggi strumentale e canoro non distante dall'arguzia rossiniana ma dalla peculiare, intima sensiblerie, sono in pari misura quanto in diversa formula attestate dalle rare partiture unite nel progetto di revisione filologica elaborata dal maestro Giuseppe Settembrino sulla base delle rispettive fonti primarie autografe conservate negli archivi della gloriosa Biblioteca del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.
Accanto ad una pagina già riconosciuta nel suo valore tecnico ed espressivo quale il Concerto per clarinetto in si bemolle opera 101, il progetto propone, per la prima volta, il Concerto per clarinetto e grand'orchestra in mi bemolle maggiore opera 76, anch'esso composto a Napoli dal primo Mercadante, nel maggio 1814. Consta di 27 carte autografe, conservate nella Biblioteca di San Pietro a Majella. Formalmente articolato nei canonici tre movimenti (Maestoso, Largo, Polacca brillante), il Concerto attesta in cifra emblematica sia l'idea di una scrittura solistica consapevole dell'elevato grado di virtuosismo esecutivo raggiunto all'epoca dalla scuola clarinettistica napoletana, sia il singolare impasto fra i lessemi della scrittura operistica e le peculiari risorse strumentali.
Infine, sulla scia della scuola mercadantiana e dunque alla luce della tensione fra una
genuina autenticità del linguaggio strumentale e delle funzioni espressive vocali, si colloca il manoscritto della Rimembranza dell'opera I Vespri Siciliani per oboe, clarinetto e fagotto con accompagnamento d'orchestra. Un unicum di fattura prettamente partenopea che parafrasa il celebre titolo verdiano affidando ad un originalissimo "triplo" gruppo di fiati (la consuetudine di matrice mitteleuropea destinava invece agli archi un ruolo analogo) la brillante funzione solistica e concertante. Altra particolarità del manoscritto, l'originale, continua scansione metrica che - al di là del culmine cadenzale per i tre solisti in campo - porta strumenti obbligati e orchestra ad un serrato impegno tecnico-dinamico.
Imna Shara è una delle più brillanti rappresentanti della nuova generazione di direttori spagnoli e nonostante la giovane età la sua carriera sta evolvendo rapidamente. Il suo talento le ha permesso di dirigere alcune delle maggiori orchestre del mondo quali la " Israel Philarmonic" o la " London Philarmonia Orchestra". Compie i suoi studi di composizione e strumento al Conservatorio Superiore di Musica di Bilbao e Vittoria, quindi si trasferisce a Madrid, dove studia direzione, composizione e strumento, ottenendo una menzione speciale. Ha ricevuto quindi una borsa di studio dal governo spagnolo che gli ha permesso di continuare gli studi con famosi direttori quali Sir Collin Davis, con il quale ha collaborato alla direzione della London Sinphony Orchestra e con Zubin Metha alla direzione della Bayerische Staatsoper. Continua i suoi studi alla " New York University" per frequentare un corso comparativo delle differenti tecniche di direzione (Advanced InstrumentalConducting): Toscanini, Karajan, Bernstein in cui sta conseguendo la laurea. In Spagna ha diretto varie orchestre come la " Orquesta Sinfonica del la RTVE, Orquesta de Valencia ", di Mursia, etc..
Nelle più importanti sale del Paese quali "Auditorium di Saragoza ", "Palau e Valencia", "Teatro Real de Madrid", e orchestre europee quali la "Frankfurt Philarminic", Wiener Sinfonietta", "Orchestra Sinfonica Nazionale Ceca", "orchestra Sinfonica dello Stato Russo", etc.. In aprile 2007 ha diretto la "Royal Philarmonic Orchestra di Londra", considerata una delle migliori orchestre al mondo, con il solista Misha Maisky, in luglio 2007 ha inaugurato il festival di Ravello dirigendo l'Orchestra di Shangai, l'Orchestra Sinfonica di Tawan. Definita dal giornale spagnolo El Mundo "la bambina prodigio della musica classica" Imna Shara unisce al talento musicale una forte espressività e grazia; è stata scelta come testimonial della prestigiosa marca di orologi "Costantin Vacheron" per la quale dirigerà diversi concerti in ambiti internazionali.
Cenni storici
Venne eretta al principio del XVII secolo, su progetto di Giovanni Guarino, per le suore della chiesa di Santa Maria Donnaregina che desideravano un edificio più grande e nello stesso tempo adeguato alle tendenze del secolo. Quando la costruzione fu portata a termine si provedette a realizzare il largo Donnaregina e a collegare, mediante una monumentale scala, la maestosa facciata del tempio alla piazza.
Nel 1727 venne collocato nella nuova chiesa il sepolcro della fondatrice del vecchio monastero Maria d'Ungheria. Nel XIX secolo il convento venne manomesso per la realizzazione di via Duomo, mentre la chiesa, ceduta al Comune di Napoli, fu tenuta chiusa per svariati anni.
Nel 1928 venne restaurata da Gino Chierici, che eliminò il passaggio che metteva in comunicazione la tribuna della chiesa nuova con l'abside della vecchia. Nel 2008 è divenuta la sede del Museo Diocesano di Napoli.
La facciata
La facciata, sollevata rispetto all'asse stradale, è preceduta da una scalinata in piperno e marmo. Ripartita in due ordini con lesene corinzie marmoree, presenta un timpano traforato di coronamento. Al primo ordine si apre un magnifico portale con colonne corinzie, al di sopra delle quali poggia un timpano arcuato spezzato con una piccola edicola al centro; ai lati del prospetto sono ricavate due nicchie dove sono collocate sculture che raffigurano Sant'Andrea e San Bartolomeo. Al secondo ordine, in corrispondenza delle nicchie laterali e del portale d'accesso, si aprono tre finestre inquadrate all'interno di semplici decorazioni marmoree.
L'interno
L'interno, a navata unica senza transetto, è distibuito con sei cappelle (tre per lato) ornate con marmi barocchi. La volta fu decorata da Francesco de Benedectis nel 1654.
Nella prima cappella di destra ci sono decorazioni del XVIII secolo realizzate da Antonio Guastaferro; la seconda cappella presenta una decorazione barocca a stucchi nella quale è esposto un affresco del XV secolo, mentre la volta e le pareti sono decorate da Tommaso Fasano; la terza cappella presenta decorazioni marmoree di Gaetano Sacco su disegno di Giovan Domenico Vinaccia e affreschi dello stesso Fasano e del Solimena. Nella prima cappella di sinistra sono conservate tele di Charles Mellin; nella seconda cappella dipinti del Fasano; nella terza è esposto un affresco del XIV secolo di artista ignoto e dipinti del medesimo Fasano.
L'altare in Breccia di Sicilia del presbiterio è opera di Giovanni Ragozzino su disegno del Solimena; ai lati si trovano dipinti di Luca Giordano mentre la cupola fu affrescata da Agostino Beltrano.
La sacrestia
Una porta, posta alla fine della navata destra, immette in un ambiente, decorato con stucchi ed affreschi di Santolo Cirillo, che precede la sacrestia.
Nella sacrestia sono disposti dipinti di Massimo Stanzione e Charles Mellin e due nature morte del Seicento.
Sala del comunichino
Nella Sala del Comunichino era esposta, prina dell'intervento del Chierici, il sepolcro della regina Maria d'Ungheria. La sala è decorata da affreschi di Santolo Cirillo; le pareti sono impreziosite da affreschi che riprendono marmi, specchi e porte. Una scala conduce al coro delle monache.