Questo programma è un breve percorso della musica del XVI secolo; ascolteremo l' originalità delle "ensaladas" di Mateo Flecha "il vecchio", o la vivacità dei "villancicos" da Gaspar Fernandez, fino a pezzi tipici del repertorio musicale spagnolo.
Una varietà di musiche che copre parecchi milioni di kilometri quadrati e che riflette il gusto musicale di un'epoca. Una varietà con un forte tratto comune: la combinazione tra raffinato e popolare, religioso e profano , divino e umano.
"El Fuego", ossia il fuoco (1541), è una delle "ensaladas" di maggiore ricchezza, sia musicale che simbolica. Flecha descrive un incendio e lo fa attraverso una serie d'immagini che si succedono con grande rapidità, la stessa rapidità con cui si espande il fuoco di un incendio. Va ricordato che gli incendi urbani erano uno dei grandi pericoli delle città medievali e moderne, che già dal XVI secolo avevano creato gruppi organizzati di intervento per affrontare simili evenienze.
"La negrina" (1535) presenta una visione amabile e ingenua del Natale. È un chiaro esempio del carattere multilingue e della diversità etnica delle "ensaladas" de Fecha. All'interno,compressi , la canzone di un pastore castigliano, alcuni versi in portoghese ed una composizione interamente in catalano, una canzone a carattere negroide in una specie enigmatica che non e piu che una parodia della maniera de parlar castigliano degli schiavi neri, una traccia comica anche molto comune nel teatro dell'epoca. Si dipinge il mistero della nascita del Figlio di Dio; la Vergine ne è grande protagonista. Una vergine madre sposa, trionfante ancora da Lucifero, chi è Dio ed uomo. Tutti marciano verso il presepe e poi cantando al Dio fatto già mortale, poi una ritmica canzone nella lingua immaginaria dei neri, e finiscono con un brillante alleluia.
Portoghese di nascita, Fernandez è una mostra del permanente trasferirsi de musicisti fra il Vecchio e il Nuovo Mondo. Viaggia al Duomo di Puebla (Messico) per diventare maestro di cappella. Ne provvede un corpus di qualche 250 "villancicos" scritti fra 1609 e 1620, che costituisce uno dei prime mostre di polifonia in lingua vernacolare.
I "villancicos" di Fernandez, molti da loro con nomi come "guineo" sono diversi dal modello europeo. Conservano la struttura fissa di "estribillo .- copla - respuesta", ma introducono effetti pintoreschi, oltre i dialetti locali, possibilmente tratti da tradizione musicale autoctone che fanno del genero una creazione che combina umore e severità.
Cenni storici
Venne eretta al principio del XVII secolo, su progetto di Giovanni Guarino, per le suore della chiesa di Santa Maria Donnaregina che desideravano un edificio più grande e nello stesso tempo adeguato alle tendenze del secolo. Quando la costruzione fu portata a termine si provedette a realizzare il largo Donnaregina e a collegare, mediante una monumentale scala, la maestosa facciata del tempio alla piazza.
Nel 1727 venne collocato nella nuova chiesa il sepolcro della fondatrice del vecchio monastero Maria d'Ungheria. Nel XIX secolo il convento venne manomesso per la realizzazione di via Duomo, mentre la chiesa, ceduta al Comune di Napoli, fu tenuta chiusa per svariati anni.
Nel 1928 venne restaurata da Gino Chierici, che eliminò il passaggio che metteva in comunicazione la tribuna della chiesa nuova con l'abside della vecchia. Nel 2008 è divenuta la sede del Museo Diocesano di Napoli.

Sala del comunichino
Nella Sala del Comunichino era esposta, prina dell'intervento del Chierici, il sepolcro della regina Maria d'Ungheria. La sala è decorata da affreschi di Santolo Cirillo; le pareti sono impreziosite da affreschi che riprendono marmi, specchi e porte. Una scala conduce al coro delle monache.
Teniamoci in contatto! Compila il form a destra ed averai accesso alle News di Sistema MED!